A scuola, a piedi?


A scuola, a piedi?

Il perfido COVID ha colpito. Duramente, lo sappiamo bene. Poi, dopo i mesi del confinamento, si è iniziato a pensare a come far rinascere la nostra vita quotidiana. E quindi, ovviamente, a come far ripartire su binari sicuri la scuola dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti italiani. Si è dibattuto di banchi, di rotelle e di mascherine, di gel e di distanze, di trasporti e di percentuali di occupazione dei bus e dei tram. Ma in questo campo delicato nessuno, stranamente, ha pensato a un mezzo di trasporto molto semplice, in grado di garantire il distanziamento: i piedi. Andare a piedi a scuola, però, che idea innovativa! Certo, praticabile solo a chi si trova a una distanza abbordabile dalle sue aule e dai suoi insegnanti. Non da tutti. Ma qual è una passeggiata ragionevole da percorrere per i ragazzi e le ragazze dell’Italia di oggi (e soprattutto per i loro ansiosi genitori)? Facile fare i calcoli: parliamo di giovani dal passo elastico, che 4 o 5 chilometri all’ora li possono macinare senza fatica.

In un istituto cittadino, quanti sono gli studenti che abitano nel raggio di due o tre chilometri dal portone della scuola? Il 20%, il 30%? Su mille, questo significa che 200 o 300 ragazzi e ragazze potrebbero evitare tranquillamente il bus, il tram, il SUV nero di papà o l’utilitaria di mamma. E trecento persone in meno sui mezzi pubblici, in un’ora di punta, non sarebbero certo poche.

Perché non pensarci? Magari con una campagna simpatica e decisamente corretta dal punto di vista ambientale. Con qualche incentivo per chi decide di mettersi per via contando solo sulle proprie gambe. Spiegando “che a piedi si può” (e magari che fa anche bene all’organismo e all’umore). Certo, ci sono da sconfiggere la pigrizia e l’abitudine, l’arcano terrore che le mamme d’Italia provano nei confronti della pioggerella o della tramontana, viste come un Orco che minaccia i loro pargoletti. Magari sarebbe necessario comperare a ogni studente-camminatore un paio di scarpe grosse, adatte a camminare (con un bonus apposito?).

Però, in un anno in cui ne abbiamo viste di ogni colore (e durante il quale tutti i giornali non hanno fatto altro che parlare del “fascino dei grandi cammini”) forse varrebbe la pena di promuovere anche questa piccola idea…

 

PS Questa mia piccola considerazione mi ha piacevolmente sorpreso per il gran numero di messaggi, condivisioni e cenni di approvazione ricevuti da amici, camminatori o simpatici sconosciuti. Con piacere ho visto che anche le pagine de Il Cammino, l’interessante newsletter della Compagnia dei Cammini, l’hanno ripresa a firma di Luca Gianotti, con lo stesso titolo ma senza citare le mie considerazioni. Bene, non importa: si vede che l’idea è buona! E speriamo si diffonda.